AZIONE NAPOLITANA

Movimento indipendentista napolitano

di Antonio Iannaccone

I voti al pettine

Con il voto ancora nel vivo della cronaca, si tirano le somme di chi ha perso e di chi ha vinto, chi è riuscito a salire su una scialuppa di salvataggio o chi è affondato, ma tutti sono contenti per la semplificazione partitica a cui l’Italia si è appaiata adeguandosi agli andamenti europei.

E’ un bene? E’ un male? Per ora è presto a dirlo.

Alcuni dicono di no perché è uscita dalla scena politica italiana una rappresentanza di un folto gruppo di cittadini appartenenti ad alcuni partiti, che, anche se minoritari, davano voce a cert’uni e ora non più e non so se questa è democrazia, visto che questo termine vuol dire “governo del popolo”.

Altri pensano che è un bene perché così lo stato risparmia qualche soldino; ma non vedono che i fuoriusciti della dimissionaria legislatura vanno a ‘casa’ con una pensione da subito di svariate migliaia di euro(quando poi i vecchietti pensionati sono costretti a rubare nei supermercati i generi di prima necessità).

A mio avviso lo stato può incominciare a risparmiare dimezzando l’intero quadro politico e non i partiti, cioè vale a dire mandare a quel paese mezzo Senato, metà Camera, metà portaborse, metà inservienti, metà portinai ed altri nullafacenti che si aggirano per i palazzi e sono centinaia e centinaia.

Chi vuole fare veramente qualcosa di buono iniziasse da qui, anzi esaminasse il governare Borbonico di Ferdinando II delle Due Sicilie, il quale, dopo l’avventura napoleonica e murattiana, e dopo d’aver liquidato  quelle sanguisughe degli austriaci, per risanare il Regno dallo sfacelo economico iniziò proprio dimezzando la corte e chiudendo i vari Palazzi Reali diminuendo drasticamente le sfavillanti spese cortigiane.

La politica ai raggi x

Ritornando a noi, forse non tutti sanno, o a qualcuno è sfuggito, che i sistemi politici odierni sono facciate o parallelismi di quell’organizzazione invisibile che si chiama Massoneria. Essa non è altro che una società di società con un intento puramente economico, ma dirette ad un controllo di fondo della politica mondiale per una totale gestione dell’intera umanità. Fin dal XVIII secolo si sono sviluppate massonerie nazionali un pò d’ovunque in Europa e nel mondo, ma la penisola italiana era frammentata da vari staterelli per poterne generare una, e così nacque la Carboneria a Napoli e la P1(propaganda 1) detta anche Giovine Italia al nord per mano del massone Mazzini unendo gli adepti nell’ideale di uno stato italiano. Queste società non facevano altro che gli interessi della più grande società massonica inglese, a cui loro facevano capo, e quella inglese era sempre più succube della preponderante società massonica ebraica di gran lunga più potente economicamente e ora lo stava diventando anche politicamente.

La direttiva era di distruggere il Papato(organizzazione uscente per il controllo delle masse), e tutti gli stati cattolici che giravano nella sfera romana.

Dal 1860 al 1918 tutto si avverò secondo i piani, ma non essendo riusciti ad inventare una nazione italiana, perché una parte del popolo rimase fedelmente cattolica e l’altra si convertì al laicismo, la nuova Italia si divise in due correnti massoniche politicamente di destra e una di sinistra, ideologicamente cattolica e l’altra laica-ateista. Oggi ci sono in Italia la corporazione delle massonerie dette di Palazzo Giustiniani e l’altra organizzazione massonica detta di Piazza del Gesù.

Ora, mentre fino a qualche decennio fa, le massonerie controllavano la politica italiana dal di fuori, (Licio Gelli ha spiegato bene come nominavano i ministri), dopo l’operazione Mani Pulite(architettata dalla massoneria) e la cancellazione del vecchio sistema politico, nasce la seconda repubblica in cui scende a fare politica in prima persona la massoneria stessa, così come negli altri stati; di conseguenza, il potere in Italia mentre pensava di fare una cosa, poi faceva esattamente l’opposto, perché la massoneria italiana era  sì in linea con la massoneria internazionale, ma su due strade diverse e per risolvere il problema hanno spazzato via la vecchia classe politica e decidere direttamente in prima persona; ma la frammentazione partitica è stata d’impaccio per le manovre criminose dell’organizzazione, e allora si mette su il teatrino della riforma elettorale per creare il centro-destra e il centro-sinistra, la massoneria di Piazza del Gesù e quella di Palazzo Giustiniani, Berlusconi e Veltroni, i quali sono cresciuti nella massoneria e la prova è che hanno dei sistemi di comunicazione propri atti al controllo delle masse, in poche parole siamo arrivati a quella che decantano come terza repubblica.

Chi oggi non ha un canale mediatico d’informazione non può essere nella politica a meno che non diventi massone con delle chiare idee.

Si è sempre detto che la pubblicità è l’anima del commercio, ebbene, la propaganda è il segreto vincente della politica e della massoneria.

La controffensiva napolitana

In questa ‘chiara’ analisi politica e storica può farsi spazio una nuova idea popolare come quella dell’Indipendenza di Napoli e della Napolitania? Con una situazione come questa è ovvio che per noi mortali che crediamo nella Napolitania, sembra impossibile spuntarla in questo muro impenetrabile di rete politico-massonica. A questo punto, scartando la prima ipotesi che senza l’appoggio massonico il nostro sogno non è realizzabile, vogliamo optare senza indugio per la seconda ipotesi di picconare il muro per farci breccia e conquistarci quel posto che ci spetta. Ma ahimé, il muro è duro e noi stiamo a picconare con scalpellini e cacciaviti.

Mi spiego: tutti questi movimenti e partiti che stanno proliferando al grido di autonomia, indipendenza, libertà del SUD, inneggiando a Tizio o a Caio, per carità si rispettino appieno le loro idee e prese di coscienza, ma è l’unione che fa la forza e non la frammentazione di un ideale, altrimenti il popolo non capisce da che parte stare e può prenderla come una burla o un accaparramento di poltrone.

Gesù Cristo che la sapeva lunga su noi umili esseri umani, disse nel Vangelo di Marco 3:24 che ‘un regno diviso in parti contrarie non può durare’, quindi è destinato a scomparire, e la storia ci ha tramandato questo insegnamento, vedi la Grecia antica con le proprie Polis, la fine dell’Impero Romano dopo la suddivisione territoriale, e quel che più ci interessa da vicino la resistenza all’invasione piemontese del Regno delle Due Sicilie, formata da bande di partigiani che però combattevano per proprio conto, tranne alcune sporadiche volte. In quella occasione i nostri avi non capirono che non era come contro i francesi 50 anni prima, quando comunque combatterono uniti in una marcia su Napoli agli ordini del Cardinale Ruffo, ma adesso avevano a che fare con la più potente massoneria contro la quale si schierarono divisi e quindi deboli e prevedibili.

Oggi, a distanza di un secolo e mezzo, ci accingiamo a combattere politicamente di nuovo quella guerra di liberazione, e pur sapendo chi abbiamo di fronte, rifacciamo gli stessi errori ripercorrendo le stesse tappe, anche se alcune importanti, comunque di significato limitato ad un piccolo territorio, come fu allora la conquista di Melfi si può oggi paragonare la conquista politica di Gaeta.

Ci vogliamo fermare qui?

Vogliamo veramente riconquistare la nostra terra?  Chi vuole davvero il bene della Napolitania non deve fare altro che diventare parte integrante di una nuova azione compatta in cui tutti i cittadini che si sentono Napolitani possano identificarsi con orgoglio; è tempo di agire e di unirci in un’unica forza politica; si formi un direttorio che abbia un indirizzo prioritario sull’Indipendenza; via i vari simboli e diciture; io proporrei come soggetto politico l’“Azione Napolitana”, e che adotti il simbolo del Giglio da poter un giorno incastonare nella futura bandiera Napolitana, tra le bande di colore bianco, rosso e giallo; il Bianco sta per il colore Monarchico dei Borbone che ha contraddistinto la classica Bandiera delle Due Sicilie, il Rosso e il Giallo, di derivazione Spagnola e prettamente radicata nel casato Borbonico, sono presenti in molti simboli e gonfaloni di regioni, province e comuni e quindi di facile riconoscimento.

Capisco che la cosa non è facile, ma neanche impossibile; è una questione di buona volontà e amore per la propria terra. Un amico ha scritto “Il tempo è maturo”.

Signori, è tempo di unirci, è tempo d’insorgenza. E’ tempo d’Indipendenza. Picconiamo il grande muro tutti insieme contemporaneamente con il grande piccone dell’ “Azione Napolitana”.

AZIONE NAPOLITANAultima modifica: 2008-04-25T22:20:00+02:00da tonyan1
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