LE SIRENE (Parthenope e la sua leggenda)

sirena1.PNGda www.napolinord.it

Nasce uno spazio dedicato alle storie ed alle leggende metropolitane che tanto affascinano molti lettori. Nei prossimi giorni troverete a lato sinistro del portale un banner (vedi foto a lato) che sarà una nuova sezione curata da una nostra lettrice, Sirena Megaride (profilo facebook), che cercherà di affascinarci con le sue storie. Ve ne proponiamo una prima di seguito: Le Sirene (Parthenope e la sua leggenda)

di Sirena Megaride

Tanto è stato scritto sul mito delle sirene e fondamentalmente la loro storia è questa, noi abbiamo il privilegio di conservare nella nostra napoletaneità miti e leggende di un passato oscuro che cela forse un misto di narrazione e verità e che speriamo possa essere tramandato nel tempo così come è stato operato fino ad oggi.

L’origine della città di Napoli è collegata al celebre mito della Sirena Parthenope; la sua storia ha inizio sull’isolotto di Megaride dove sarebbe sorto, secondo la tradizione, il primo nucleo cittadino chiamato Parthenope, tale centro era situato nei pressi del sepolcro della giovane sirena; secondo la leggenda, Parthenope, affranta per non aver saputo ammaliare Ulisse si sarebbe lasciata morire ed il suo corpo sarebbe approdato sugli scogli di Megaride, sul quale, in epoca romana sorgeva la lussuosa villa di Lucullo, che si estendeva dal promontorio di Pizzofalcone fino al mare; in seguito, in epoca normanna, venne costruito il Castel dell’ovo. Nella mitologia greca, Parthenope (in greco antico, “giovane ragazza”, in particolare “vergine”) è una delle sirene.

Le Sirene, che raffigurano, secondo alcuni l’apparenza seducente ma ingannevole delle onde, e secondo altri, con più probabilità, l’insidia degli scogli, erano figlie di Forcis. Erano vergini bellissime, col corpo di donna che finiva a forma di pesce. Con i loro canti soavi ammaliavano i naviganti, trascinandoli poi alla riva. Tra le sirene ricordiamo Leucosia, Ligea e Parthenope, della quale si indicava il sepolcro vicino la città di Napoli, chiamata anche città partenopea.
Il mito di Parthenope, nasce dalla tradizione del popolo, di origine greca, che, sul finire del IX secolo a.C. crearono una colonia commerciale sull’isolotto di Megaride.
sirena2.PNGLe poche notizie che ci sono giunte a riguardo sono soltanto riguardanti una corsa con le fiaccole che ogni anno si compiva in suo onore. Pare che la sirena in questione sia morta nel luogo in cui oggi sorge Castel dell’Ovo e proprio lì sia stata sepolta la patrona di Napoli, santa Patrizia.
Due patrone di Napoli quindi, Parthenope e Santa Patrizia, una pagana e l’altra cristiana.
Nell’Odissea di Omero, si narra che Ulisse, di ritorno dalla grande guerra, si fosse imbattuto nelle sirene del Golfo di Napoli. Fattosi legare all’albero maestro, sfidò il canto ammaliante di queste creature, vincendole. Le sirene Parthenope, Leucosia e Ligea, figlie del dio fiume Acheloo e della dea madre terra Persefone, non sopportarono questo disonore e si tolsero la vita precipitando in mare. I loro corpi, trasportati dai fluttui, arrivarono a toccare terra. Il corpo di Parthenope fu portato dalle correnti marine tra gli scogli di Megaride, e lì gli abitanti trovarono la dea, con gli occhi chiusi nel bianco del viso e i lunghi capelli che ondeggiavano nell’acqua. Venne posta in un grandioso sepolcro, diede nome al villaggio di pescatori e divenne la protettrice del luogo, venerata dal popolo e onorata con sacrifici e fiaccolate sul mare. Non si sa dove possa essere la sua tomba, (vera o leggendaria), studiosi, archeologi hanno creduto di localizzarla sulla collina di Sant’Aniello,sotto le fondamenta della chiesa di Santa Lucia, costruita sul tempio dedicato a Parthenope, altri sull’isolotto di Megaride, nel sotterraneo di Castel dell’Ovo. dove sorse la città greca Palepoli, il primo insediamento partenopeo. La sirena Leucosia, fu cullata dalle onde fino alla zona a sud di Salerno, dando il nome all’odierna Punta Licosa. La sirena Ligea invece, trovò la sua ultima dimora nel golfo di Santa Eufemia in Calabria.
Megaride è un luogo incantato della città dove confluisce la storia, il mito, il primo approdo dei Greci e del ritrovamento del corpo della dea, che continua con la leggenda del poeta Virgilio.
Oggi di Parthenope ci resta un erma di dimensioni piuttosto grandi raffigurante un volto femminile dai capelli alzati e fermati attorno alla fronte in modo da gonfiarsi intorno al viso è conservata all’interno di palazzo san Giacomo (sede del comune di Napoli), e continua ad alimentare la fantasia del popolo napoletano.
Prima, la statua di Marianna a capa e’ Napule si trovava abbandonata in un cantone di Piazza Mercato (vicino al mare); poi fu posta su di un piedistallo
Ha assistito a tutta la storia di Napoli, partecipandovi anche. I Napoletani avevano con lei un rapporto affettivo contraddittorio, sfogavano su di lei tutti i malumori di un popolo oppresso, poi tornata la calma rimediavano i danni riportati; durante la rivolta di Masaniello, del luglio 1647, nel periodo dei Vicerè spagnoli, le venne rotto il naso. La Francia, la identificò con la “Marianna” simbolo della propria Repubblica, nome che le rimane tutt’ora; così le origini di Napoli si intrecciano con la storia, la leggenda ed il mito di Ulisse, la terra Campana è indissolubilmente legata al nome di Omero, e dello stesso Ulisse, delle cui più memorabili avventure è stata teatro.
Concludo con le parole della scrittrice napoletana Matilde Serao: “… Parthenope non è morta, Parthenope non ha tomba, Ella vive, splendida giovane e bella, da cinquemila anni; corre sui poggi, sulla spiaggia. E’ lei che rende la nostra città ebbra di luce e folle di colori, è lei che fa brillare le stelle nelle notti serene, ….quando vediamo comparire un’ombra bianca allacciata ad un’altra ombra, è lei col suo amante, quando sentiamo nell’aria un suono di parole innamorate è la sua voce che le pronunzia, quando un rumore di baci indistinto, sommesso, ci fa trasalire, sono i baci suoi, quando un fruscio di abiti ci fa fremere è il suo peplo che striscia sull’arena, è lei che fa contorcere di passione, languire ed impallidire d’amore la città. Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non muore, non ha tomba, è immortale …è l’amore.”

da: http://www.napolinord.info/index.php?option=com_content&task=view&id=4140&Itemid=1