Siamo una nazione!

Napolitani e Siciliani artefici della prima grande nazione.

Siamo una nazione!

Anche se emigriamo facciamo sempre parte dello stato Napolitano e Siciliano.

 

Nel frattempo che in Europa altri popoli ancora combattevano per delineare i confini dei propri territori, nel Sud della penisola italica i meridionali costituivano il primo stato nazionale entro dei confini rimasti tali per settecentotrent’anni e che ancora oggi distinguono regioni e province. Fu la ferrea decisione politica di un uomo, Ruggero il Normanno, il quale raccolse le spinte culturali di popoli uniti come una sola nazione. Si attorniò di consiglieri politici e culturali, una tale classe di cui oggi, purtroppo, siamo carenti e di cui abbiamo bisogno per risvegliare il nostro stato nazionale.

Uno stato è costituito da tre elementi, senza uno dei quali non esiste lo stato, e sono: il territorio, il popolo e un proprio ordinamento politico-giuridico-legislativo, insomma un parlamento. Noi siamo già a metà strada e forse più, infatti abbiamo un territorio ben delimitato, un popolo che ha solo, in gran parte,  bisogno di essere risvegliato, ma ci manca una classe politica che ami questa nostra terra e che sia racchiuso in un parlamento proprio, poiché solo da un tale alto organo possono fuoriuscire leggi adeguate alla nostra Nazione.

 

04_300.jpgLa Nazione Napolitana e quella Siciliana costituirono il primo stato, concepito come tale,  della penisola italica e probabilmente d’Europa, in quanto voluto fortemente da Ruggero il normanno, il quale sottomise e unì i circa tre milioni di persone che abitavano le terre che vanno dalla Sicilia agli Abruzzi. Un territorio strategico che era stato al centro tra il mondo romano e quello greco, tra carolingi e bizantini e che ancora si trovava al centro tra due mondi. Troppo lontano dal centro dei due imperi perché ne potesse far parte, ma abbastanza vicino per le scorribande degli uni e degli altri  che a turno vi facevano arrivare i propri eserciti per reclamarne il possesso e nominare un proprio signore allorché riscuotere tasse.

 

Ma chi erano i meridionali? Nel prosieguo storico, in queste meravigliose terre ci passeranno molti popoli da ogni parte dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa e innamorandosi di questo paradiso molti ci sono rimasti diventando meridionali a tutti gli effetti. Così oggi in ognuno di noi si possono notare lineamenti esterni e di carattere, che hanno molto a che fare con i greci e romani o con i goti e longobardi, con i normanni e saraceni o francesi e spagnoli.

In ogni modo nel SUD si venne a formare una vera e propria Nazione, un qualcosa di avveniristico, molto lontano dall’essere concepito dalle città stato del nord della penisola, a parte Venezia e Genova. Abruzzesi, Calabresi, Lucani, Pugliesi, Campani uniti come una sola Nazione assieme ai Siciliani; una solidarietà nazionale, uno stato che visse per oltre settecento anni.

 

Si può dire che questo popolo si è fatto da solo con la mano del Signore, cercando di costruire un regno felice all’interno dei propri confini senza imporsi ai popoli vicini, ma rimanendo Stato tra quei limiti territoriali delimitati da secoli e secoli. Il Regno.

Uno stato che fece dei meridionali una Nazione, abitanti del più antico stato d’Italia, “liberato” dalla più infame e macchinosa congiura savoiardo-europea, una repressione armata comandata da animali in uniforme con un parlare francofono, i quali con il loro aspetto si innalzavano a signori, ma con le maniere proprie di cialtroni, ladri, prepotenti e razziatori. Povero SUD!

 

Circa 12 milioni di regnicoli (napolitani o meridionali) furono costretti a scegliere il loro futuro tra rimanere nella propria terra e combattere da legittimista, partigiano, spregiativamente definito brigante, (oggi sarebbe chiamato col termine di terrorista) o partire in cerca di altre terre come emigrante, della peggior specie, di seconda categoria, come quelli che sbarcavano a New York non sul molo degli europei e italiani bianchi, ma vi sbarcavano da italiani del SUD, classificati mezzi neri, sul molo degli schiavi. Così ci accoglieva quella nazione americana fiaccola di libertà e uguaglianza nel mondo, che solo pochi anni prima commerciava con le navi di quello stato il cui vessillo bianco candido con lo stemma borbonico faceva girar lo sguardo di quei curiosi americani.

 

n63878904696_8022.jpgPiù di 20 milioni di meridionali si sparsero nel mondo e 12 milioni nel nord Italia; dal 1860 al 1870 subimmo un milione di morti, deportazioni in campi di concentramento e distruzione di interi paesi e culti religiosi, e dopo un secolo e mezzo, ancora  si incontrano “paesani” in terre lontane, si sente ancora il senso di Nazione che per settecento anni ha modellato la nostra indole, il nostro carattere.

 

Perciò, cari miei connazionali, non dite che il SUD è sempre stato così come lo viviamo oggi, ma siate fieri di ciò che siamo, poiché non ci sarebbe stato nessun miracolo economico italiano senza le casse del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia e senza la manodopera di emigranti meridionali adoperati nelle fabbriche del nord. Se l’Italia ha visto il progresso è grazie ai meridionali e quanto di buono avevano prodotto nel felice Regno.

Oggi molti meridionali tentano di nascondere il proprio accento per mischiarsi meglio nel popolare nordico, io dico: “Non vergognatevi di ciò che siete, ma di quello che fate”, siate presi da dignità e onore, poiché questo era il pane quotidiano dei nostri padri.

 

Oggi c’è un parlare nostalgico dell’ex Regno delle Due Sicilie, e addentrarsi nelle vicende storiche che lo riguardano è buono, ma una volta recuperata la plurisecolare cultura e identità nazionale che ci riguarda, bisogna poi riproporle ai giorni nostri e metterle in pratica sui nostri bisogni. Finiamola di essere meridionalisti, è venuto il momento non di “essere”, ma di “fare”. Analizziamo sì il passato, ma applichiamolo al presente per trovare la strada per il nostro futuro, e questo lo si può fare con un forte bagaglio culturale da usare con volontà nel campo della politica, per dare risposte concrete ad una politica leghista e nordista con cui bisogna misurarsi. Non si può continuare a fare del meridionalismo fatto solo di parole magiche e raduni sacri,  ma bisogna coadiuvarle con idee forti e chiare ed avere il coraggio di proporle nonostante le conseguenze. Questo per me è patriottismo leale, senza se e senza ma.

Napolitania0.PNGCerto si può tornare indietro alla prima occasione o cambiare faccia e uscirne fuori, magari mischiarsi con quelli rimasti indietro e dire in coro: “Te l’avevo detto”, …. ma così non andremo da nessuna parte e resteremo per venti anni ancora e forse più, nel consolarci nel ricordo di quel che fummo un tempo. A qualcuno questo può bastare, ma lo vada a dire a quei figli del Sud che non sanno ancora se fare il brigante o l’emigrante, o come si dice oggi “o emigrante o cantante”.

Antonio Iannaccone

Siamo una nazione!ultima modifica: 2009-07-02T19:51:39+02:00da tonyan1
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