Il Bradisismo a Pozzuoli e nell’area Flegrea

Il Bradisismo a Pozzuoli e nell’area Flegrea

bradisismo[1].jpgIl bradisismo (o anche “bradisisma”; dal greco “bradýs – lento” e “seismós – scossa”) è un fenomeno legato al vulcanismo secondario non molto diffuso nel Mar Mediterraneo, ma comunque presente nell’area dei Campi Flegrei (ad esempio nel golfo di Pozzuoli, dove interessa la zona che va da Capo Miseno e Baia fino a Posillipo).

Esso consiste in un periodico abbassamento (bradisismo negativo) o innalzamento (bradisismo positivo) del livello del suolo, relativamente lento sulla scala dei tempi umani (normalmente è nell’ordine di 1 cm per anno) ma molto veloce rispetto ai tempi geologici. Esso non è avvertibile in se stesso, ma riconoscibile visivamente lungo la riva del mare, mostrando la progressiva emersione o sommersione di edifici, coste, territori.

Generalmente tale fenomeno è dovuto a variazioni di volume di una camera magmatica vicina alla superficie che si svuota e si riempie, o anche a variazioni di calore che influiscono sul volume dell’acqua contenuta nel sottosuolo molto poroso. Un’altra teoria parla di onde magmatiche che al loro passaggio porterebbero prima ad un innalzamento e poi ad un abbassamento della crosta terrestre nei punti dove questa risultasse più sottile.

l bradisismo e le deformazioni della caldera flegrea

Nei periodi di tempo compresi tra il 1969-72 ed il 1982-84 gli abitanti dell’area flegrea, e di Pozzuoli in particolare, sono stati testimoni e vittime di un fenomeno di sollevamento del suolo che, in pochi mesi, ha portato quest’ultimo ad un livello, complessivamente, di circa 3.5 m più alto. Questo fenomeno, noto con il nome di bradisismo (letteralmente movimento lento del suolo, in contrapposizione con il movimento veloce che si realizza nel corso di un terremoto) è stato di recente (Orsi et al., 1996) interpretato come parte di un fenomeno più complesso che ha determinato un sollevamento del suolo, nell’area puteolana, di circa 90 m negli ultimi 10 ka. In realtà tutto il fondo della caldera del Tufo Giallo Napoletano è stato deformato negli ultimi 10 ka a seguito dell’instaurarsi di un fenomeno di risorgenza tutt’ora in corso. La presenza di faglie e la dislocazione di blocchi sono evidenze di deformazioni a lungo termine, mentre le due crisi bradisismiche verificatesi nel 1969-72 e nel 1982-84, sono la testimonianza di defomazioni a breve termine, così come le deformazioni del suolo verificatesi prima dell’eruzione del Monte Nuovo (Parascandola, 1947). Tutti i dati relativi alle crisi bradisismiche più recenti hanno consentito di indagare sulle relazioni esistenti tra deformazioni a lungo termine e deformazioni a breve termine.  Una inversione di questo andamento si verificò prima dell’eruzione del Monte Nuovo del 1538 A.D., quando, sin dall’inizio del XIV secolo, a seguito di un lento sollevamento del suolo, la linea di riva avanzò nel tratto compreso tra Baia e Pozzuoli. Una sensibile attività sismica connessa con questo sollevamento fu avvertita in particolare nel corso dei due anni che precedettero l’eruzione. Nei due giorni immediatamente precedenti l’eruzione, inoltre, almeno venti violenti terremoti furono avvertiti, e la velocità di sollevamento aumentò, determinando una dislocazione verticale di 7 m. L’eruzione fu seguita da una lenta subsidenza che presumibilmente si arrestò solo nel 1969, quando ebbe inizio una nuova fase di sollevamento. Tra il 1969 e la metà del 1972 i Campi Flegrei furono interessati dalla prima delle due crisi bradisismiche che sono state osservate con l’ausilio di moderne apparecchiature. Il sollevamento massimo, misurato nell’area di Pozzuoli fu di 1.7 m (Corrado et al., 1977). Questo sollevamento fu accompagnato da attività sismica con epicentri dei terremoti concentrati nella parte settentrionale della baia di Pozzuoli e nell’area tra Averno ed Agnano. Tra la metà del 1972 e la fine del 1974 il suolo si abbassò di 0.22 m, mentre, nei successivi otto anni non si rilevarono significativi movimenti verticali. Durante questo intervallo di tempo non vi fu attività sismica. All’inizio del 1982 cominciò una nuova fase di intenso sollevamento, accompagnata da debole attività sismica fino alla fine dell’anno. Dal 1983 alla fine del 1984 l’attività sismica fu molto intensa, con terremoti caratterizzati da epicentri maggiormente concentrati tra la Solfatara e Monte Nuovo e nella parte settentrionale della baia di Pozzuoli, ed ipocentri distribuiti tra la superficie ed i 4-5 km di profondità. Alla fine del 1984 il sollevamento raggiunse il suo valore massimo di 1.8 m. Dalla fine del 1984 è ripresa una generale lenta subsidenza interrotta solo da sporadici episodi di sollevamento di scarsa entità. La subsidenza non è mai stata accompagnata da terremoti, mentre la sismicità si accompagna anche alle più modeste fasi di sollevamento. A volte, come accade nei Campi Flegrei, tali movimenti possono ripetersi in maniera ciclica su un periodo di secoli. Grazie ad uno studio approfondito di Antonio Parascandola, per il golfo di Pozzuoli è stato possibile ricostruire la curva del bradisismo dal II secolo a.C. fino ai giorni nostri: esso è stato discendente dal II secolo a.C. (età repubblicana) fino al IX secolo (pieno medioevo; ascendente dal X fino al XVI secolo; di nuovo discendente dal XVII secolo fino al 1970; ascendente fino al 1985, anno in cui il suolo ha ripreso ad abbassarsi sebbene con brevi periodi di sollevamenti di minore entità avvenuti rispettivamente nel 1989, nel 1994 e nel 2000 (andamento “a sega”). Talora vi sono momenti di parossismo in cui il fenomeno si intensifica ed accelera. Quello più macroscopico in assoluto è avvenuto il 28 settembre 1538 sulla costa di Pozzuoli, nell’imminenza dell’eruzione del Monte Nuovo: intorno alle ore 12.00 infatti il mare si ritirò improvvisamente di circa m 370, lasciando sulla riva moltissimi pesci agonizzanti; è stato calcolato che questo ritiro repentino corrispondesse ad un moto bradisismico ascendente di almeno m 7,40.

  • la “prima crisi di Pozzuoli” nel 1970 – 1972 durante la quale il fenomeno si è invertito da bradisismo negativo in positivo portando durante gli anni della crisi ad una emersione complessiva di 150-170 cm;
  • la “seconda crisi di Pozzuoli” del 1983 – 1984 durante la quale il bradisisma montava ad un ritmo di 3 mm al giorno, portando ad un sollevamento complessivo misurato in 180 cm, il tutto accompagnato da numerose scosse telluriche (registrate fino a 500 al giorno, per un totale di più di 10.000 sismi) di diverse intensità.

Strumenti utilizzati per la sua rilevazione sono stati, per il passato, le colonne del cosiddetto Tempio di Serapide (in realtà l’antico Macellum) a Pozzuoli, che fino al 1983 si trovavano parzialmente sommerse dal mare, ed oggi si ritrovano al di sopra del livello del mare. Le tre colonne marmoree più alte mostrano fori di litodomi fino ad un’altezza di m 6,30 dal piano pavimentale dell’edificio, livello che attesta la massima sommersione bradisismica subìta dai Campi Flegrei in epoca medievale.

Oggi misurazioni estremamente precise vengono rilevate dai satelliti rispetto a punti fissi dislocati nelle varie zone interessate in tutto il Golfo di Pozzuoli; ben visibili sono a Pozzuoli i punti fissi (in forma di piramidi metalliche riverse) dislocati all’interno del vulcano Solfatara, vulcano peraltro responsabile del bradisismo flegreo.

da: http://www.pozzuolilibera.it/joomla/news-pozzuoli-libera/rubriche/145-il-bradisismo-a-pozzuoli

Il Bradisismo a Pozzuoli e nell’area Flegreaultima modifica: 2010-10-26T20:37:56+00:00da tonyan1
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