Soldati napolitani nella guerra di Secessione americana

sudd.PNGNon è questa la sede per affrontare la complessa problematica della guerra di secessione americana (1861-65). Sicuramente non è possibile accettare la volontà degli Stati del Sud del tempo di conservare un sistema sociale, che vincolava ancora la manovalanza negra in uno stato di schiavitù. Tuttavia, nello stesso tempo, non siamo disposti ad accettare la tesi bugiarda di un nord più civile. Lo sterminio e la feroce persecuzione degli indiani americani (I Pellerossa) è stato un crimine orrendo, che non assolve certo il nord degli Stati Uniti. I metodi brutali usati dalle truppe del nord, durante la guerra di secessione, gettano inoltre ulteriore discredito sulla coalizione vittoriosa.

 

D’altra parte non ci sembra che la questione della schiavitù fosse il problema centrale della contesa. E’ evidente infatti che questa istituzione sarebbe andata progressivamente sparendo al Sud, anche nel caso che gli Stati Confederati avessero vinto la guerra. Appare certo, piuttosto, che il Sud degli Stati Uniti, allora e ancor più ora (per la fortissima immigrazione ispanica), era una realtà profondamente diversa degli Stati del nord. In questa diversità sono quindi da ricercare le ragioni profonde che condussero alla grande guerra di secessione americana.

 

Per quanto ci riguarda è inutile nascondere che un moto istintivo di simpatia ci sospinge comunque verso gli Stati americani del Sud; lo stesso moto di naturale simpatia che spinge tanti giovani del Sud d’Italia a sventolare nei campi di calcio la bandiera degli Stati Confederati del Sud.

 

Questo sentimento dovette senz’altro avere peso nella scelta di tantissimi militari dell’esercito delle Due Sicilie, che, all’indomani del 1860, accettarono di arruolarsi tra le file dell’esercito degli Stati Confederati. La vicenda, di grande interesse, ci è stata raccontata per grandi linee dall’amico siciliano Pier Luigi Rossi, che da anni si sta occupando di questa vicenda.

 

KunstlerMort-WeStillLoveYou-GeneralLee-sj.jpgUn ex ufficiale dell’esercito britannico, il capitano Bradford Smith, giunto a Napoli il 14 ottobre 1860 con seicento volontari della legione britannica, racconta nel suo diario che il generale americano Chatham Roberdeau Wheath, dopo aver appreso dell’elezione di Abraham Lincoln a Presidente e prevedendo un imminente conflitto tra Nord e Sud, lo aveva incaricato nel dicembre 1860 di reclutare nell’ex reame delle Due Sicilie sbandati dell’esercito delle Due Sicilie, da inviare a New Orleans, per combattere a favore degli  stati Confederati del Sud. Grazie alla mediazione del maggiore dell’esercito Achille de Liguoro, che nei primi mesi del 1861 reclutò soldati dell’esercito riparati nello Stato Pontificio, e all’aiuto di Liborio Romano, il capitano inglese riuscì a raccogliere un migliaio di uomini, i quali, a bordo della nave Elisabetta, partita da Palermo nel mese di gennaio con 51 uomini originari della Sicilia, e del piroscafo inglese Olyphant, salpato da Napoli, raggiunsero New Orleans in Luisiana nel marzo del 1861. In questa regione, gia allora, esisteva una vasta popolazione di emigranti italiani, per la maggior parte di origini siciliane e meridionale, dedita per lo più alla pesca e al piccolo commercio, stimata in circa settemila unità. Non si sa da quando tempo i primi meridionali si erano stabiliti in Luisiana; è certo però, che gran parte vi si erano recati dopo gli sconvolgimenti del 1860 nel Sud Italia.

 

Il governatore della Luisiana Thomas Moore, decretò nel mese di aprile che si organizzasse l’arruolamento di volontari, anche stranieri per l’imminente conflitto. Le rappresentanze consolari della Gran Bretagna e della Francia si opposero, protestando la loro neutralità al conflitto. Il governatore dispose che i volontari stranieri sarebbero stati inquadrati in milizie, non facenti parte dell’esercito confederato, ma al servizio comunque dello Stato.

 

Gli stranieri che si arruolarono, furono dunque inquadrati in tre brigate europee; per gli italiani venne organizzato il 6° battaglione Italian Guards. Molti di questi volontari non americani, tra i quali i siciliani sbarcati della nave Elisabetta, vollero però far parte di un unità dell’esercito confederato.

 

Le brigate europee, tra cui il battaglione italiano, ebbero un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’ordine nei cinque giorni ( 25/30 aprile 1862), in cui il generale confederato Lovell fu costretto ad evacuare le truppe dalla città di New Orleans. Con la partenza dell’esercito e dinanzi alla prospettiva dell’arrivo del nemico, comandato dal generale Benjamin Franklin Butler, la popolazione fu presa del panico, considerata la tattica dell’esercito nordista di fare ovunque terra bruciata, distruggendo in particolare tutte le infrastrutture. In questa situazione le brigate europee furono le uniche milizie incaricate di mantenere l’ordine in città. Nonostante l’onorevole comportamento tenuto sul campo, le brigate furono sciolte a fine maggio 1862.

 

La partenza dell’esercito nordista del 39° reggimento New York, costituito da ex garibaldini, indusse però molti reduci meridionali delle brigate a continuare la lotta per il Sud in varie unità militari della Luisiana.

 

Nell’agosto del 1863 i volontari del battaglione Italian Guards furono inquadrati nella compagnia H del 22° reggimento della Luisiana.

 

Il reggimento, trasferito nel settembre 1863 ad Alexandria Luisiana, venne assegnato alla brigata Thomas, divisione Mouton-Polignac, e partecipò alla campagna lungo il fiume Teche e alla battaglia Mainfield, dove, agli ordini del generale Richard Taylor, sconfisse le truppe nordiste del generale Nathaniel Banks, sebbene in grande inferiorità numerica.

 

La battaglia di Glendale.jpgI soldati della compagnia H, che si erano comportati con grande valore in questa memorabile battaglia, continuarono a combattere fini alla resa del generale Edmund Kirby Smith, avvenuta il 26 maggio 1865 a Shreveport.

 

Le organizzazioni odierne, che rivendicano la memoria delle confederazione degli Stati del Sud, riconoscono il contributo degli italiani e particolarmente degli ex militari delle Due Sicilie. Il 22° reggimento fanteria della Luisiana è considerato un corpo leggendario, perché fu uno degli ultimi ad arrendersi alla soverchiante superiorità in uomini e mezzi degli Stati del Nord.  

 

A tutt’oggi a New Orleans esistono associazioni culturali dei discendenti di quei meridionali, ex militari delle Due Sicilie, che combatterono con onore per l’indipendenza del Sud degli attuali Stati Uniti.

 

Edoardo Spagnolo

(Nazione Napoletana – marzo 2005)

 

 

http://www.lastampaproibita.net/nn0503p1.html

da: http://josephepomeo.myblog.it/

Soldati napolitani nella guerra di Secessione americanaultima modifica: 2009-07-29T10:02:00+00:00da tonyan1
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “Soldati napolitani nella guerra di Secessione americana

Lascia un commento